Fattura elettronica, ecco la mappa degli esclusi dall’obbligo…

Fattura elettronica, ecco la mappa degli esclusi dall’obbligo

Anche senza proroga, dal 1° gennaio dell’anno prossimo cinque partite Iva su dieci non saranno obbligate a emettere fatture elettroniche. Tra l’allargamento del regime forfettario, i soggetti che fanno solo scontrini e le esclusioni ora in discussione in Parlamento, l’obbligo riguarderà metà dei 5,8 milioni di titolari di partita Iva (imprenditori individuali, professionisti, società ed enti non commerciali). Gli esclusi, comunque, non dovranno disinteressarsi completamente del nuovo obbligo, perché potranno comunque trovarsi a ricevere fatture elettroniche dai propri fornitori

I primi a evitare la e-fattura sono i contribuenti che hanno aderito al regime forfettario e i vecchi minimi (circa 935mila titolari di partita Iva, in base agli ultimi dati). Ed è un insieme che potrebbe crescere fino a 1,5 milioni con l’innalzamento della soglia d’accesso a 65mila euro di ricavi, previsto nel disegno di legge di Bilancio per il 2019. Del resto, le ultime statistiche fiscali (anno d’imposta 2016) dicono che nella fascia di giro d’affari tra i 30 e i 65mila euro ci sono 909mila contribuenti.

IL CAMMINO VERSO LA DIGITALIZZAZIONE
(Fonte: elaborazione su Statistiche fiscali e Relazioni tecniche)

A questi va poi aggiunto il milione e 732mila esercenti o artigiani che operano solo con consumatori ed emettono scontrini e ricevute fiscali. Per loro, di trasmissione telematica non si parlerà prima del prossimo 1° luglio (grandi operatori) o addirittura del 1° gennaio 2020 (tutti gli altri).

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Gli emendamenti in commissione al Senato
Il terzo fronte di limitazioni arriverà dal Parlamento. Il primo banco di prova è previsto con la commissione Finanze chiamata a completare l’esame degli emendamenti accantonati la scorsa settimana. Due emendamenti del relatore Emilano Fenu (M5S) sono stati approvati: niente fattura elettronica per medici e farmacisti per il 2019, per venire incontro ad alcuni dei rilievi del Garante della privacy ed esonero per le società sportive dilettantistiche che non abbiano incassato proventi oltre 65mila euro, come per chi aderisce al regime forfettario.

Un altro punto importante su cui i senatori prenderanno una decisione èl’estensione fino a fine settembre della moratoria sulle sanzioni per chi non si adeguerà all’obbligo di fatturazione elettronica tra privati. Al momento, il periodo di salvaguardia introdotto dal decreto fiscale si ferma al 30 giugno.

Ciò che non pare in discussione, almeno per ora, è la data di debutto del nuovo obbligo (1° gennaio 2019). Anche perché alla fattura elettronica sono legati 1,97 miliardi di euro di maggiori entrate da contrasto all’evasione Iva nel 2019.

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Meno «big data» per tutelare la privacy
L’altro fronte caldo per la fattura elettronica è quello con la privacy, dopo la bocciatura di dieci giorni fa da parte del Garante. Che ha evidenziato una raccolta «sproporzionata» di informazioni su cittadini e imprese da parte del Fisco, oltre al rischio che i dati vengano usati in modo improprio da soggetti terzi.

D’altra parte, le fatture sono una miniera di informazioni sul business, oltre che sul Fisco: dai clienti alla marginalità, dai tempi di pagamento al dettaglio di molte operazioni. Proprio sul fronte dell’utilizzo dei big data, la commissione Finanze ha già approvato un emendamento che vieta a Sogei di utilizzare soggetti terzi nella conservazione dei dati delle fatture.

Inoltre, come ricordato dal ministro dell’Economia, Giovanni Tria, durante il question time al Senato, è già partito un tavolo di confronto tra Agenzia e Garante per risolvere le criticità evidenziate dall’authority.

Tra le soluzioni allo studio c’è quella di far sì che l’Agenzia memorizzi i soli dati di rilevanza tributaria. Il Fisco rinuncerebbe ad esempio ad acquisire il dettaglio dei consumi inserito nella fattura emessa da una utility a un’impresa, limitandosi a salvare nei propri database gli elementi chiave.

FONTE: ilsole24ore.com

Aggiornamento Windows 10, nuovi problemi con driver Intel e iCloud

Aggiornamento Windows 10, nuovi problemi con driver Intel e iCloud

L’aggiornamento di ottobre 2018 di Windows 10 continua a far registrare malfunzionamenti. Questa volta colpiti gli utenti con GPU Intel o che usano iCloud

26 Novembre 2018 – Ancora problemi per Windows 10 dopo l’October Update, decisamente uno degli aggiornamenti del sistema operativo di Microsoft più sfortunati degli ultimi anni: questa volta a non funzionare sono alcuni driver per componenti Intel (di nuovo, è un problema diverso da quello già riscontrato nelle settimane scorse) e alcune funzionalità di iCloud.

Se nei giorni passati a causare dei problemi era la gestione dei dischi di rete (impossibile accedervi, nonostante l’utente non avesse cambiato alcuna impostazione) e le schede video di ATI, in questo round i grattacapi sono causati dai driver Intel. La release 1809 di Windows 10, quindi, non è ancora disponibile per tutti i PC. L’update 1809 del sistema operativo di Microsoft è stato più volte rimandato e “ritirato”, per poi essere nuovamente pubblicato e nuovamente ritirato, come nel caso di questi ultimi bug. Si chiama October Update, ma in realtà è uscito a novembre 2018 e, probabilmente, era meglio aspettare ancora.

Driver Intel incompatibili con Windows 10 dopo l’aggiornamento

L’ultimo bug con i driver Intel riguarda la sezione grafica: in alcune configurazioni con gli speaker audio integrati nel display, se nel PC sono installati i driver grafici Intel 24.20.100.6344 o 24.20.100.6345, l’audio non funziona. Microsoft spiega così il problema: “Intel ha rilasciato inavvertitamente agli OEM due versioni del suo driver grafico (versioni 24.20.100.6344 e 24.20.100.6345) che accedevano accidentalmente a funzionalità non supportate in Windows. Dopo l’aggiornamento a Windows 10, versione 1809, la riproduzione audio da un monitor o una televisione collegata al PC tramite HDMI, USB-C o DisplayPort potrebbe non funzionare correttamente sui dispositivi dotati di questi driver. (Questo è un problema diverso dagli altri problemi con Intel)”. Di conseguenza Microsoft ha disabilitato l’update per i PC su cui è installato uno dei due driver Intel appena citati.

iCloud non accessibile su Windows 10 dopo aggiornamento

Ma non è l’unico bug, c’è anche quello che riguarda iCloud, i servizi di archiviazione remota di Apple: chi ha installato la versione 7.7.0.27 di iCloud per Windows riporta numerosi errori dopo l’update a Win 10 1809, come la difficoltà di aggiornare e sincronizzare gli album condivisi, mentre chi prova a installare iCloud dopo aver aggiornato Windows non ci riesce proprio perché un messaggio blocca l’installazione informando l’utente dell’incompatibilità tra questa versione di iCloud e questa versione di Windows 10. Di conseguenza Microsoft ha dovuto bloccare l’aggiornamento anche per questi utenti.

E questi sono solo gli ultimi errori, prima ce n’erano stati altri. Ad esempio, l’incompatibilità con i software OfficeScan e Worry-Free Business Security di Trend Micro o con determinate GPU AMD. Ancor prima (e ancor più grave) subito dopo il lancio dell’update 1809 alcuni utenti hanno segnalato uun grosso difetto di OnDrive che portava alla cancellazione accidentale di file personali come documenti, foto e brani musicali.

fonte: tecnologia.libero.it

WhatsApp, foto cancellate si recuperano!!!

WhatsApp, foto cancellate si recuperano

Non vengono più tolte dai server, basta scaricarle nuovamente

Quante volte è capitato di cancellare per errore una foto scaricata da WhatsApp per poi doversela far rimandare o, peggio, ricorrere a software esterni o al ripristino dell’applicazione per recuperarla. L’ultima versione della popolare chat ha eliminato questo inconveniente, dopo le ripetute richieste degli utenti.

Se infatti in precedenza le immagini scaricata dalla chat venivano rimosse dai server di WhatsApp e quindi non c’era modo di recuperarle una volta cancellate dalla memoria dello smartphone, adesso queste restano comunque sui server dell’azienda per un periodo di qualche mese. Durante i quali, appunto, è possibile scaricarle nuovamente con un semplice clic sulla foto in questione a patto che non sia stata cancellata l’intera chat; in questo caso sarà necessario ricorrere ai metodi ‘tradizionali’.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

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Fattura elettronica: niente sanzioni fino a settembre

Fattura elettronica: niente sanzioni fino a settembre

Si va verso la conferma dell’obbligatorietà della fatturazione elettronica dal 1° gennaio, ma con una moratoria di 9 mesi sulle sanzioni

rilievi del Garante per la Privacy sulla fatturazione elettronica obbligatoria fra privati dal 1° gennaio 2019 porterà con tutta probabilità ad una moratoria di 9 mesi sulle sanzioni. E’ questo l’orientamento del Governo espresso dal sottosegretario all’Economia, Massimo Bitonci, per garantire un debutto ancora più soft.

Moratoria
Si tratta dell’articolo 10 del decreto fiscale, in base al quale nel primo semestre di applicazione della fattura elettronica obbligatoria fra privati, quindi fino al 30 giugno 2019, non si applicano le sanzioni se la fattura viene emessa in ritardo ma comunque entro il termine di liquidazione periodica dell’IVA, e si pagano in misura ridotta dell’80% (quindi, si versa solo il 205 dell multa) se l’emissione avviene entro il periodo di liquidazione IVA successivo. Le modifiche annunciate da Bitonci sposterebbero questo termine al 30 settembre 2019.

I rilievi sulla Privacy
“L’Agenzia delle Entrate – segnala il ministero delle Finanze – ha da tempo intrapreso un approfondito confronto con tutti i soggetti interessati con l’obiettivo di definire regole tecniche e modalità operative che possano consentire agli operatori economici all’obbligo di fatturazione elettronica”. E ancora: “tutte le modalità disponibili per la ricezione e per il successivo inoltro delle fatture elettroniche e delle relative ricevute rispettano i più aggiornati protocolli di sicurezza, in termini di autenticazione del trasmittente, riservatezza e disponibilità”. I dati “sono crittografati e la consultazione sicura degli archivi informatici dell’Agenzia delle entrate è garantita da misure che prevedono un sistema di profilazione, identificazione, autenticazione dei soggetti abilitati alla consultazione, di tracciatura degli accessi effettuati con indicazione dei tempi e della tipologia delle operazioni svolte, nonché di conservazione di copie di sicurezza”.

Detto questo, ci sono le osservazioni formulate dal Garante con il provvedimento dello scorso 16 novembre, che solleva criticità sul trattamento dei dati. In seguito a questo atto continua la nota del Mef che risponde ai deputati alla Camera, “è stato attivato un tavolo tecnico congiunto Agenzia delle entrate e Autorità Garante finalizzato ad individuare soluzioni idonee a garantire il rispetto della normativa in materia di privacy”.

Gestionali privati
“Deve, infine, osservarsi che i rischi connessi al coinvolgimento di alcuni fornitori di sistemi contabili e gestionali in uso presso gli studi professionali nella predisposizione dei software di compilazione delle fatture medesime” sottolinea ancora la risposta del Mef “attengono a una fase del processo di gestione della fattura elettronica estranea all’agenzia delle Entrate, regolata da contratti di natura privatistica (stipulati tra il soggetto prestatore del servizio di fatturazione e il suo cliente) e sottoposta alla normativa generale in materia di protezione dei dati personali”.

 

fonte: quifinanza.it

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